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Gestione delle emozioni: istruzioni per l’uso!

Insegnare ai bambini fin da piccoli a riconoscere le EMOZIONI, dando loro un NOME e un SIGNIFICATO, è importantissimo per imparare a gestirle e modularle fino all’età adulta.

Ricordo bene quando mia figlia, a 3 anni, dopo un mese dall’arrivo della sorellina mostrava spesso momenti di tensione. Una sera, dopo uno scatto d’ira, le ho chiesto se fosse arrabbiata perché dedicavo del tempo anche alla sorellina (che in quel momento era in braccio a me) e mi ha risposto: “voglio che torni nella pancia!”

Ebbene, quello è stato un momento estremamente importante perché è riuscita a verbalizzare un’emozione rispettabile e comprensibile come la rabbia, rabbia per una bambina che da circa un mese le stava rubando una parte delle attenzioni dei suoi genitori. La gelosia è un’emozione che comprende in sé sia rabbia che paura di perdere qualcosa o qualcuno a cui teniamo.

La VERBALIZZAZIONE delle emozioni è alla base della loro ELABORAZIONE, il significato che è stato attribuito alla rabbia provata è servito per COMPRENDERLA meglio. La RASSICURAZIONE successiva sull’amore per entrambe le bambine e la condivisione del ricordo di quando mia figlia era piccola e dei momenti passati con lei ad allattarla, sono state utili a sgonfiare la rabbia e lasciare il posto alla CALMA e ad un lungo abbraccio di famiglia.

Aiutare i bambini fin da piccoli a riconoscere le proprie emozioni, come si manifestano fisicamente, dare loro un nome e aiutarli a verbalizzare gli eventuali pensieri connessi alle emozioni, offrendo una comprensione dell’accaduto, è estremamente importante per la loro crescita emotiva per diventare adulti consapevoli in grado di gestire i propri stati emotivi.

Se poi da adulto mi trovo in un momento di difficoltà in cui mi sento sopraffatto da emozioni, pensieri e sensazioni che fatico a individuare o a dar loro voce in modo funzionale, risulta importante fare un lavoro di osservazione e ascolto di se stessi. In questi casi scrivere aiuta a riordinare idee, emozioni e vissuti.

Personalmente lavoro con due strumenti differenti ma accomunati dalla riflessione scritta di quello che sta succedendo dentro di me e quello che sto provando: i barattoli delle emozioni e il diario delle emozioni.
Entrambi gli strumenti sono volti a riconoscere le emozioni, descrivere cosa l’ha suscitata, come mi ha fatto sentire e che pensiero ha stimolato. Successivamente è previsto un lavoro sullo sviluppo di pensieri alternativi legati ad emozioni diverse, che mi fanno sentire meglio.

Un esempio di gestione delle emozioni? Mi trovo a lavoro, ricevo una notizia sgradevole che mi provoca rabbia. Se mi trovo in ufficio tra colleghi e/o clienti, quello non è il luogo né il momento giusto per dar voce alla mia emozione. La riconosco, so che c’è dentro di me, ma la metto un attimo in sala d’attesa. Appena sarà possibile e mi troverò in un luogo e momento più consono, ad esempio una pausa caffè con una persona di cui mi fido, oppure un’attività fisica la sera, potrò dar voce alla mia rabbia parlandone oppure sfogandola in forma fisica. Gestire le emozioni quindi non significa ignorarle o chiuderle a chiave in un cassetto facendo finta che non esistano, anche perché così facendo troveranno la strada di uscire in modi poco piacevoli, significa piuttosto riconoscerle e dar loro voce appena è possibile farlo. E’ bene ricordare infatti che la sala di attesa è un momento di passaggio, in attesa che la porta si apra e mi permetta di varcare la soglia.

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