L’emozione non ha voce cantava Celentano. E invece le emozioni hanno voce eccome, e quando tentiamo di zittirle, chiudendole a chiave dentro di noi, ecco che parlano attraverso i sintomi. Spesso mi trovo a lavorare con persone che manifestano sintomi psicosomatici, quando arrivano da me hanno già fatto visite ed esami che hanno escluso eventuali cause organiche, per cui ci troviamo di fronte ad effettive somatizzazioni.
Mi sono trovata a trattare due casi con lo stesso sintomo: difficoltà nella deglutizione. E’ stato interessante vedere come il solito tipo di somatizzazione abbia raccontato storie molto diverse.
Da una parte una ragazza giovane sui vent’anni, con la paura di crescere e assumersi responsabilità e che quindi mangiando poco per questo problema, continuava a rimanere rinchiusa in un corpo esile più simile a quello di una ragazzina che a quello di una donna.
Dall’altra parte una donna su cinquant’anni che nella vita ha dovuto buttar giù tanti “bocconi amari” nella propria sfera personale, di coppia e lavorativa. Con lei abbiamo lavorato sul riconoscimento di questi bocconi e su come renderli più dolci, mentre con la ragazza abbiamo fatto un lavoro di riconoscimento delle proprie risorse, potenziando la sua autostima.
I sintomi parlano, sono il modo in cui vissuti dolorosi ed emozioni che non vogliamo affrontare escono prepotentemente attraverso vie disfunzionali. Il dolore è un’onda molto alta, come ho scritto in un altro articolo. Se non la si affronta continuerà a manifestarsi periodicamente fino a diventare uno tsunami. E’ importante riconoscere quest’onda (dolore, sofferenza) e accoglierla consapevoli che inizialmente ci farà male, però è solo affrontandola che posso trovare dei modi per rialzarmi, fino a rimanere in piedi stabilmente.



