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Oltre le crepe: riscoprire l’autostima nella nostra interezza

Nel mio lavoro incontro spesso persone che guardano a sé stesse come ad un insieme di errori, difetti o ferite non ancora rimarginate. Quando chiediamo loro chi sono, la risposta parte quasi sempre da ciò che “non va”: l’ansia, un fallimento passato, un’insicurezza profonda.

Ma l’autostima è qualcosa di molto diverso dal giudizio che diamo sulle nostre mancanze. L’autostima è, prima di tutto, la capacità di vederci e apprezzarci nella nostra interezza.

Se dovessimo descrivere l’essere umano attraverso una metafora, potremmo immaginarci come vasi d’arte. C’è chi è fatto di porcellana, chi di vetro, chi di cristallo fine. Sono materiali diversi per colore, forma e consistenza, ma con un tratto fondamentale in comune: sono tutti frangibili.

La fragilità non è un difetto di fabbrica; fa parte della nostra natura ed è ciò che ci rende unici. La vita, con i suoi urti e le sue intemperie, lascia segni: piccole crepe, scheggiature, ammaccature.

Il problema nasce quando applichiamo una focalizzazione selettiva: iniziamo a guardare esclusivamente la crepa, dimenticandoci del vaso. Ci definiamo attraverso la nostra ferita, convincendoci di essere solo quel punto fragile.

Noi non siamo soltanto le nostre fragilità. Siamo le nostre ferite, sì, ma siamo anche le nostre risorse umane e la nostra resilienza; le nostre peculiarità e i nostri punti di forza; valori, i sogni e la storia che ci portiamo dentro.

Avere autostima significa fare un passo indietro per ampliare lo sguardo e avere una visione d’insieme. Implica riconoscere ciò che non funziona o quello che di noi non ci piace, senza però permettergli di oscurare tutto il resto. Significa imparare a dire: “Ho una crepa, ma sono un vaso intero, prezioso e con una sua forma ben precisa.”

Un altro rischio frequente è quello di accontentarci di vedere il nostro riflesso negli altri. Chiediamo allo sguardo di chi ci circonda di definirci, sperando che ci restituisca il nostro valore. Ma il riflesso che gli altri ci mostrano è spesso parziale, distorto dalle loro aspettative, dalle loro lenti o dai loro personali bisogni.

Per costruire una reale stima di sé, è fondamentale imparare a vederci da soli, direttamente e senza intermediari.

C’è una grande differenza tra il guardarsi fugacemente allo specchio mentre si corre da un impegno all’altro e il vedersi davvero.

Il percorso terapeutico offre proprio questo spazio: un luogo sicuro in cui smettere di giudicare le singole scheggiature e iniziare a guardarsi in modo consapevole e autentico. La terapia non serve a cancellare le crepe — che spesso raccontano la parte più profonda e vera della nostra storia —, ma ad aiutarci a posare lo sguardo sull’opera completa, imparando ad amarla e a prendercene cura nella sua straordinaria unicità.

“E tu, quando ti guardi allo specchio, riesci a vedere il vaso intero o la tua attenzione cade subito sulle crepe?”

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