Ci sono molte persone intolleranti alla frustrazione ancora da adulti. La frustrazione è uno stato emotivo che va sperimentato fin da piccoli, aiutando il bambino a gestirlo, tollerarlo, facendogli capire che è una sensazione che ha il diritto di provare perché magari non ha raggiunto un obiettivo che voleva, però è possibile concentrarsi su quello che non ha funzionato per trovare un’altra strategia, magari migliore e arrivare comunque alla meta!
Invece molti genitori fanno i salti mortali per non dare dispiacere ai figli, spianando loro la strada in tutto e cercando di rimediare con un’alternativa istantanea alla delusione/ frustrazione del bambino. Un po’ perché è più facile, un po’ perché loro stessi hanno difficoltà a stare nella frustrazione del figlio e accettarla.
A tutte le età è un diritto rimanere delusi e sentirsi tristi quando una cosa non va come sperato, ma questa esperienza negativa ci trasmette comunque dei feedback utili per andare avanti, magari cambiando strategia.
Il problema è il significato che do a questa esperienza negativa: è un’esperienza portatrice di feedback che mi insegna qualcosa, oppure è la dimostrazione che non sono abbastanza bravo/a, che non valgo abbastanza? In terapia si va a lavorare proprio su queste percezioni, legate sicuramente a vissuti personali a cui dar voce, per capire se sono davvero così veritiere e spostando il focus sulle proprie potenzialità.



