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Aiuto! Mia figlia non parla con me

mamma e figlia che camminano

Il ruolo del genitore è indubbiamente difficile e faticoso, non che il ruolo di figlio lo sia meno, però il genitore porta sulle spalle il peso di aspettative proprie ed altrui, responsabilità, valori da trasmettere, decisioni da prendere per cercare di crescere un altro essere umano nel miglior modo possibile. E tutto questo va fatto con un proprio bagaglio di vissuti ed esperienze non sempre positive o ben elaborate.

Esistono tanti manuali pedagogici e psicologici, tutti molto lunghi ed interessanti, anche perché ben vengano le riflessioni, le informazioni e le aperture a varie strategie e consigli. Come dico sempre io, però, leggete pure i manuali dopodiché chiudeteli e guardate chi avete davanti. Osservatelo e ascoltatelo e poi osservate e ascoltate voi stessi, per cercare di distinguere l’aspettativa che avete di vostro figlio da chi è davvero vostro figlio in tutte le sue risorse, sfumature, ma anche limiti, quelli ahimè li abbiamo tutti!

Le aspettative ci accompagnano sempre nella vita e, badate bene, anche i figli se le creeranno sui propri genitori, la cosa più semplice ma più difficile da accettare è che i figli nascono da noi ma sono persone a sé stanti, sono individui  con proprie caratteristiche e tratti di personalità più o meno marcati, che si costruiranno una propria identità e seguiranno una propria strada.

Mi capita spesso di vedere in seduta genitori che si preoccupano per alcuni comportamenti dei propri figli, fissandosi su questi e faticando a vedere il quadro completo della situazione. Talvolta però è più un problema di aspettativa del genitore che un problema reale del figlio. Essendo mamma, sono caduta anche io nella trappola delle aspettative, fossilizzandomi su una parte dell’intero, creandomi una narrazione da cui faticavo ad uscire.

Ho una figlia di otto anni, riservata e introversa, che ha sempre esternato molto poco non soltanto le proprie emozioni, ma anche gli episodi della sua vita scolastica o amicale. La figlia di una psicologa che non parla, il colmo! E io che lavoro con le parole come faccio ad aiutarla se non mi dice le cose? Quando sarà più grande poi? Ecco la trappola delle aspettative/ pensieri automatici che ci proiettano in un futuro ipotetico che è risaputo essere solo negativo in questi casi.

Poi mi sono fermata e mi sono ricordata di come ero io da bambina: tranquilla, coscienziosa e assolutamente riservata coi miei genitori rispetto alla mia vita a scuola e con le amichette dell’epoca. Nonostante questo non ricordo di essermi mai cacciata nei guai o di aver combinato qualcosa di grave perché, anche se non parlavo, ascoltavo, riflettevo e facevo tesoro di tutto quanto mi veniva detto, quindi i famosi semi dentro di me in qualche modo sono germogliati. Ricordo bene mia madre che mi parlava ore e ore per cercare di cavarmi fuori qualcosa e io niente! Anzi, quanto mi infastidiva! Poi sono arrivata ad un certo punto della mia vita in cui un’apertura  c’è stata, ma l’ho decisa io.

Ecco, ho girato la testa e ho cominciato a guardare il quadro completo della situazione. Ci sono caduta anche io! Ho visto un problema che in realtà era solo mio. Cosa ho fatto? Ho parlato con mia figlia, raccontandole della bambina che ero, dicendole che non si sarebbe più dovuta sentire in obbligo di dirmi qualcosa, ma che se avesse voluto avrebbe potuto raccontare qualsiasi cosa a me, al padre, alla nonna, alla maestra e a chiunque avesse voluto, perché ci saremmo sempre stati per lei e per ascoltarla.

Cos’è successo? Un pianto liberatorio da parte sua e un abbraccio. Sì, evidentemente si è sentita liberata dal peso delle mie aspettative. Lei è così: riservata, gentile, orgogliosa, dolce, competitiva e… va bene così!

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